L'aspettativa della bacchetta magica

Aggiornamento: 26 set

Ebbene sì, è vero ed è stato detto, scritto, ripetuto, rinfacciato anche fin troppo: viviamo nell'epoca del "tutto e subito".

A tal proposito oramai è riduttivo parlare solo delle nuove generazioni, perché l'abitudine - sana o insana che sia - ad ottenere risultati veloci, per non dire immediati, riguarda ogni individuo, a prescindere dall'età. Un tempo per inviare un messaggio bisognava andare in posta ad imbucarlo e attendere giorni per ricevere la risposta, ora basta un click. Anni fa un professionista per trovare clienti doveva attendere che poco a poco si avviasse il cosiddetto passaparola (ci volevano mesi, a volte anni), mentre oggi con una buona SEO e qualche post che riesce a diventare virale, puoi raggiungere centinaia, migliaia o anche milioni di persone in pochi istanti. Chi ci ha preceduto non aveva Amazon Prime ma andava in negozio a vedere che cosa trovava, non aveva Netflix ma aspettava lo spettacolo teatrale o cinematografico.

Gli esempi potrebbero continuare ad oltranza, ma quello che in questo articolo ci vogliamo chiedere è: l'idea per cui "se voglio qualche cosa la posso ottenere subito", ha coinvolto anche la psicologia?



La quantità di approcci terapeutici che hanno iniziato ad utilizzare la propria brevità come caratteristica distintiva è aumentata esponenzialmente nell'ultimo ventennio: terapia breve strategica, psicoterapia dinamica breve, sino ad arrivare addirittura alla terapia a seduta singola. Ritengo che questa tendenza sia la risposta che la comunità psicoterapeutica ha trovato all'aspettativa sempre più diffusa degli individui di ottenere rapido sollievo alle proprie problematiche quando si rivolgono ad uno psicologo: non bussano più alla porta per parlare di sé, raccontare tutti i dettagli della propria vita, ma per risolvere un problema specifico e il più in fretta possibile.

Penso, in fondo, che questo sia stato un bene perchè ha dato quella spinta necessaria alla ricerca per affrancare finalmente la psicologia come disciplina credibile. Gli effetti di un percorso psicologico oggi, più di ieri, sono tangibili: vengono raggiunti degli obiettivi concreti (come l'interruzione degli attacchi di panico, la riconquista di una buona igiene del sonno, la ripresa di un matrimonio in crisi, ecc.) perché questa è la pretesa del paziente moderno. La risposta si è adattata alla domanda.


Ma, c'è un "ma". Se da un lato possiamo considerare la velocità di risoluzione richiesta come un fattore che ha favorito la strutturazione di protocolli d'intervento più efficaci, dall'altro dobbiamo stare attenti a non confondere il "veloce" con il "soprannaturale". Lo psicologo non ha la bacchetta magica e nulla può ottenere senza che sia il paziente stesso a mettersi in gioco. La deriva che tal volta si rischia di prendere è proprio questa: pensare che sia responsabilità del professionista a cui mi rivolgo "fare ciò che serve". Mentre, se c'è qualcuno che deve "fare" questo è proprio il paziente.


Nella stanza di un terapeuta il merito e la responsabilità della cura, lunga o breve che sia, è sempre del curato. Lo psicologo è il garante, il facilitatore, di un processo che fin dal principio non può che essere condotto dal paziente stesso.

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