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Caratteristiche di una relazione terapeutica

La vita di ogni individuo è composta dall'intreccio delle sue relazioni con sé e con gli altri. Veniamo a questo mondo e, sin dai primi attimi, siamo parte di una relazione (che viene definita, infatti, primaria): assumiamo un ruolo che ci accompagnerà per il resto della nostra esistenza, quello di figlio. Nel corso degli anni costruiamo poi altri legami, che si vanno ad aggiungere, aumentando la quantità di "io" che costruiscono la nostra identità e poco a poco compongono la vita stessa. Oltre a figli, siamo anche fratelli, nipoti, amici, studenti, amanti, collaboratori, soci, educatori, coniugi, genitori e così via. Vestirci di ognuno di questi ruoli implica accedere ad uno specifico set di regole, che governano, più o meno esplicitamente, in base alle circostanze, quella relazione.


Come si inserisce quindi nella vita di un individuo la relazione terapeutica? Quali caratteristiche la contraddistinguono? Quindi, più semplicemente, che tipo rapporto si instaura tra uno psicologo e il suo paziente?



Tenendo sempre ben a mente che ogni relazione, compresa quella terapeutica, è unica (in quanto originali e singolari sono le parti che la compongono e specifici sono i contesti in cui si incontrano), ecco alcune caratteristiche distintive del rapporto tra psicologo e paziente.


1) È una relazione asimmetrica e unilaterale


Lo psicologo, nella sua stanza, si veste di un ruolo ben definito, che necessariamente governa il modo con cui egli si pone nei confronti dell'altro; diversamente il paziente è spoglio, libero delle aspettative che solitamente vengono riposte in lui, in quanto non deve nulla al terapeuta (se non il compenso - che per questo motivo è estremamente simbolico). Il vissuto privato dello psicologo rimane quindi fuori dalla relazione e al centro viene posto unicamente quello del paziente. Di tanto in tanto il terapeuta potrebbe scegliere di utilizzare quella che nel gergo tecnico viene chiamata la self-disclousure, svelando aspetti di sé, ma anche questa scelta relazionale sarà parte di una strategia pensata per la salute del paziente e mai autoreferenziale.


2) Ha uno scopo: la cura


Psicologo e paziente, all'avvio del proprio percorso condiviso (spesso in prima seduta), concordano un obiettivo comune e stringono un patto terapeutico. Lo scopo della relazione, a differenza di molte altre relazioni affettive importanti, è quindi esplicito e dichiarato: la cura. Ciò significa anche che si prevede una fine, una meta da raggiungere.


3) È confinata nel tempo e nello spazio


La relazione terapeutica ha dei confini ben precisi, chiamati "il setting": ci si incontra sempre in un determinato luogo (fisico o virtuale) e dentro a dei momenti che hanno un inizio e una fine prestabiliti. I possibili setting in psicoterapia sono molteplici, a seconda dell'approccio utilizzato dal professionista, ma vengono sempre concordati e rispettati.


In assenza di anche solo una di queste tre caratteristiche la relazione non può essere considerata "terapeutica".

È questo il motivo per cui, ad esempio, uno psicologo non può prendere in cura chi fa già parte - in altra veste - della sua vita. Ancora, è questo il motivo per cui parlare con un amico non equivale ad andare dallo psicologo.

Perché ciò che è terapeutico non è soltanto ciò che viene detto ma anche chi, quando e come viene detto. In altre parole, ciò che cura è la relazione.




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